lunedì, 15 giugno 2009
smokey e ricominciamo a trovarci qua, per dirci le cose che sentiamo dentro, che fatichiamo a tenere dentro, che pure non riescono a uscire del tutto fuori come atti compiuti, come gesti quotidiani che ti fanno dire :" Ok, vivo per qualcosa, vivo per esprimere un concetto, vivo per non essermi di noia quando mi fermo a pensare". E già qua mi blocco...bella idea...ma è solo una ripresa, poi giorno dopo giorno sul quaderno si scrivono le pagine, mica tutte belle davvero, ma alla fine il quaderno è pieno e poi lo sfogli per sorridere e trovarci due o tre cose carine che serviranno comunque - quando scrivevo i quaderni era così, mica un grande scrittore, ma ogni tanto diciamo ogni mese qualcosa di non evaporato immediatamente c'era pure. La foto che sono riuscito a ripescare parla di una mattinata in attesa di un volo un paio di anni fa, distante da qua.Di quel volo, e della mattinata, e dei giorni dopo l'arrivo, ricordo una sensazione di liberazione dalla paura che mi segnava invece quel periodo: paura della morte che mi aveva portato via mio padre, e della vita che scivolava via -ancora oggi lo fa- tra cose che non mi convincevano appieno. naturalmente un destino comune questo: tutti siamo eroici soldatini che si spengono nella trincea togliendo ogni senso alla posta che ci teniamo in tasca come un bene supremo. Canzone : " I wish I had a river I could skate away on.."
postato da: RichterRR alle ore giugno 15, 2009 23:43 | Permalink | commenti
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martedì, 01 agosto 2006
picture008.jpgsono tornato qui. sono stato a casa e sono stato in giro, da un pò di tempo, ma sempre tenendomi come nascosto.
però ci sono. "Ci sono", mi ripeto.


postato da: RichterRR alle ore agosto 01, 2006 02:58 | Permalink | commenti
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martedì, 04 aprile 2006
aggiungo un link interessante in queste ore di trepidante concitazione preelettorale.

colgo l'occasione per salutare l' e-viandante arrivato in questa mia spoglia radura, e rincuorarlo: presto qui sarà più ospitale .

andate a votare, domenica e lunedì; finchè potete.
postato da: RichterRR alle ore aprile 04, 2006 18:30 | Permalink | commenti
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lunedì, 17 ottobre 2005















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postato da: RichterRR alle ore ottobre 17, 2005 23:51 | Permalink | commenti
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lunedì, 17 ottobre 2005

Iniziano i lavori.

Attivato lo spazio web e postata prima foto

postato da: RichterRR alle ore ottobre 17, 2005 19:38 | Permalink | commenti
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domenica, 25 settembre 2005
cambiato il template: vuole essere un segnale di ripresa dell'attività.

in questi mesi sono successe alcune cose. è successa una cosa. mio padre non c'è più ora.

non  voglio chiudere questo blog, per quanto imperfetto.

arriveranno cambiamenti, e cure . template diversi, foto; nuove scritture. spero in altre anime che si soffermeranno a vedere la mia, un istante solo è sufficiente, una notte.

questa voce continuerà nel frattempo a disperdersi nello spazio.

cercare di rimanere vivo.
postato da: RichterRR alle ore settembre 25, 2005 23:25 | Permalink | commenti
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martedì, 26 aprile 2005
non c'é alcuna eroica poesia nella notte
solo un vento freddo che soffia con raffiche improvvise
e la luna opaca, nel cielo nuvoloso.
come ramo di salice vorrei essere, flessibile e forte nel vento.
un alito, invisibile,
ruba dalla mia finestra il fumo azzurrino:
vorrei lo spingesse la voce di Dio, fino a sopra le montagne
lontano, sulla roccia e la neve, nella notte
guardando dall'alto le luci dell'uomo,
parlando tra le ombre dove non c'è nessun uomo.

ho messo tutto il calore di cui ero ancora capace
nelle coperte rimboccate a mio figlio;
il suo sonno sereno
è l'unico di cui possa dormire.
postato da: RichterRR alle ore aprile 26, 2005 00:52 | Permalink | commenti
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domenica, 17 aprile 2005

Al campo sportivo  non c'è ancora nessuno. L'aria è fresca e bella, tira un venticello frizzante, ed in cielo ci sono ampi squarci di azzurro tra le enormi nuvole nere che ieri hanno scaricato incessantemente acqua. Una luce vivace, primaverile. Un uomo lentamente segna i bordi del campo spingendo una specie di carriola con un bidone; ogni tanto si ferma, aziona con forza una pompa che aumenta la pressione nel bidone, e riparte spruzzando una vernice bianca che si posa sull'erba lucida in una striscia regolare e continua.  Ci sono alcuni condomini che si affacciano sul campo sportivo: bassi, color mattone, anni 80. Quasi ad ogni piano le finestre sono spalancate, e lenzuola o tappeti sul davanzale. I rintocchi del campanile avvertono: le dieci e mezza. Mentre mi appoggio sulla balustra della breve gradinata, mia figlia mi guarda con i suoi occhi azzurri e sorride. vuoi fare una corsa nel campo? sì, posso? certo! scende attenta i  quattro gradoni in cemento, poi entra felice nel prato d'erba, corre alcuni metri. Una grande lumaca e la sua lucida casetta che risplende al sole la fermano. Si china ed allunga curiosa le mani a toccarla. Dall'ingresso sul fondo vedo arrivare passeggiando due mamme. Rivolgo ancora la faccia al calore del sole, chiudo gli occhi come per un anticipo di abbronzatura. Ora che la piccola non c'è, ne approfitto per estrarre dalla tasca del giubbotto il sigaro. Una, due, tre tirate di accensione; poi, il primo sbuffo, leggero, di puro piacere.Posso fumare.  La bimba ritorna da me. sai che cosa ho visto? una lumachina, mia cara? sì. non vorrei che si facesse male, che venisse calpestata durante la partita! no, là fuori dal campo non corre pericoli. comunque la puoi prendere e mettere vicina alla rete. Mi guarda: davvero? basta che la prendi fra due dita,così, e la sollevi, ma piano, e la appoggi nell'erba vicino alla rete. la bimba riparte per mettere al sicuro l'animaletto. Giro lo sguardo, e vedo il giardino dell'asilo, che confina col campo sportivo. Ci sono le giostrine, la buca della sabbia,  gli scivoli, in perfetto silenzio e senza bambini che corrono intorno.Non penso a mio padre, non penso al lavoro. Solo il sole che scalda, finalmente.  L'asilo ha un giardino grande, ed una parte di esso è recintato e lasciato  non curato, con rami spezzati ed avanzi di lavori di ristrutturazione. Un bambino gioca da solo sul ghiaino,penso : chissà che ci fa lì da solo?  è intento a spingere  una piccola carriola di plastica. L'uomo sul campo ha finito il suo lavoro, mia figlia lo saluta con la mano mentre ritorna verso gli spogliatoi, poi viene da me. Ora sui gradoni si vanno accomodando altre persone, forse i genitori dell'altra squadra. Parlano tra loro senza alzare la voce, e non turbano la mia quiete. Prendo in braccio la bimba, la coccolo, poi le indico col dito: guarda là, tuo fratello! stanno entrando i giocatori!

postato da: RichterRR alle ore aprile 17, 2005 23:56 | Permalink | commenti
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martedì, 12 aprile 2005
... e poi esistono i bimbi, che gettano la loro luce dentro il tuo mondo sempre più opaco...
postato da: RichterRR alle ore aprile 12, 2005 22:52 | Permalink | commenti
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martedì, 12 aprile 2005

L'attesa nell'ospedale ha sempre odore di disinfettante e di disagio. Non cambia molto sapere -dato che sei medico- cosa succede dietro quella porta: rimane comunque chiusa. Tu aspetti,invece, e vicino i tuoi simili passano , ma non sono più i tuoi simili, o meglio, tu non sei più simile a loro. Non hai oggi la divisa bianca che eleva e protegge: un sigillo gradito, che separa dall'utenza sempre stagnante, in piedi nei corridoi, appoggiata a qualsiasi muro, in dolorosa prolungata stasi su sedili di plastica assolutamente inadatti ad una lunga attesa.

E' arduo cercare una normalità nello spazio e nel tempo sospeso dell'edificio della malattia. Da un lato c'è l'eroico lavoro senza orario, in cui ogni minuto di ogni giorno è buono indifferentemente per la pausa di un caffè o per il corpo a corpo serrato contro il nemico; dall'altro lato c'é il decadimento progressivo,un male unico solo variamente modulato a seconda della sua gravità, ma sempre insistente, e fastidioso perchè sembra non avere motivo  nè  una vera fine. Questi i due mondi separati, sigillati appunto da vesti diverse, armature necessarie per evitare di entrare in contatto. Non solo quello ovvio tra il medico ed il suo paziente, ma forse anche quello del paziente col suo medico: che quello non possa avere dubbi sulla  santità di questo, sulla sua onnipotenza , sulla sua disponibilità a farlo guarire.

Non c'é gesto che riesca facilmente a far superare questa barriera. Quando apro la porta per fare passare un malato, mi sembra d'essere il re che si china a carezzare la testa del suddito; o l'aguzzino, che sorride a quella che potrebbe essere la sua prossima vittima.

Beh, non mi credo un aguzzino in realtà.

Ma non so se veramente lo pensino anche gli utenti.

Dunque accompagno mio padre all'esame, ed io sono il suo figlio, ma anche il suo medico. Un figlio normale, ed un medico normale, o mediocre. Ma è quello che ci vuole per l'uomo: il vecchio signore che sente prossima la fine si fa forza, non cede di fronte allo sconforto, parla del più e del meno, affronta a piè fermo fibre ottiche che guidano aghi all'interno di cavità corporee. Si può credere meno solo ora, ed è tutto quello che desidera, e ciò di cui ha bisogno, ed è l'unica cosa che posso dargli.

Torno a casa che desidero solo di scrivere e bere, ma sono stupito, felicemente stupito che la mia medicina oggi abbia un pò funzionato.

postato da: RichterRR alle ore aprile 12, 2005 18:20 | Permalink | commenti
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