L'attesa nell'ospedale ha sempre odore di disinfettante e di disagio. Non cambia molto sapere -dato che sei medico- cosa succede dietro quella porta: rimane comunque chiusa. Tu aspetti,invece, e vicino i tuoi simili passano , ma non sono più i tuoi simili, o meglio, tu non sei più simile a loro. Non hai oggi la divisa bianca che eleva e protegge: un sigillo gradito, che separa dall'utenza sempre stagnante, in piedi nei corridoi, appoggiata a qualsiasi muro, in dolorosa prolungata stasi su sedili di plastica assolutamente inadatti ad una lunga attesa.
E' arduo cercare una normalità nello spazio e nel tempo sospeso dell'edificio della malattia. Da un lato c'è l'eroico lavoro senza orario, in cui ogni minuto di ogni giorno è buono indifferentemente per la pausa di un caffè o per il corpo a corpo serrato contro il nemico; dall'altro lato c'é il decadimento progressivo,un male unico solo variamente modulato a seconda della sua gravità, ma sempre insistente, e fastidioso perchè sembra non avere motivo nè una vera fine. Questi i due mondi separati, sigillati appunto da vesti diverse, armature necessarie per evitare di entrare in contatto. Non solo quello ovvio tra il medico ed il suo paziente, ma forse anche quello del paziente col suo medico: che quello non possa avere dubbi sulla santità di questo, sulla sua onnipotenza , sulla sua disponibilità a farlo guarire.
Non c'é gesto che riesca facilmente a far superare questa barriera. Quando apro la porta per fare passare un malato, mi sembra d'essere il re che si china a carezzare la testa del suddito; o l'aguzzino, che sorride a quella che potrebbe essere la sua prossima vittima.
Beh, non mi credo un aguzzino in realtà.
Ma non so se veramente lo pensino anche gli utenti.
Dunque accompagno mio padre all'esame, ed io sono il suo figlio, ma anche il suo medico. Un figlio normale, ed un medico normale, o mediocre. Ma è quello che ci vuole per l'uomo: il vecchio signore che sente prossima la fine si fa forza, non cede di fronte allo sconforto, parla del più e del meno, affronta a piè fermo fibre ottiche che guidano aghi all'interno di cavità corporee. Si può credere meno solo ora, ed è tutto quello che desidera, e ciò di cui ha bisogno, ed è l'unica cosa che posso dargli.
Torno a casa che desidero solo di scrivere e bere, ma sono stupito, felicemente stupito che la mia medicina oggi abbia un pò funzionato.